Thursday, 29 Jul 2021

Più sbadiglio e più ti amo! Lo dice la scienza.

sbadiglio

Sbadigliare è contagioso, ma si trasmette più facilmente se la persona che abbiamo vicino è una persona amata o un caro amico. Attraverso una raccolta dati etologica quasi decennale sui casi di contagio di sbadiglio, i ricercatori di Torino e Pisa hanno evidenziato che rispondere a uno sbadiglio non dipende solo dal vedere qualcuno che sbadiglia. Infatti, pur rimuovendo la chiave visiva, cioè solo ascoltando uno sbadiglio, il contagio resta massimo tra familiari e amici e minimo tra sconosciuti e semplici conoscenti.

Tutti sanno che lo sbadiglio è contagioso. Una persona comincia e le altre, in risposta, la imitano. Ciò che finora non era mai stato dimostrato è che lo sbadiglio si trasmette più frequentemente e velocemente tra persone che condividono un legame empatico: coppie, parenti stretti, amici. A fornire per la prima volta l’evidenza etologica che la trasmissione dello sbadiglio è una forma di “contagio emotivo” è lo studio condotto dal dr Ivan Norscia dell’Università di Torino e dalla d.ssa Elisabetta Palagi dell’Università di Pisa e dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istc-Cnr) di Roma e pubblicato sulle autorevoli riviste scientifiche “PlosONE” e Frontiers in Psychology.

Un’analisi statistica basata su modelli lineari misti ha rivelato che la presenza e la frequenza di contagio non è influenzata da differenze di contesto sociale o dalle modalità di percezione (sentire uno sbadiglio evoca una risposta tanto quanto vederlo, o vederlo e sentirlo), né da differenze di età, di genere o di nazionalità – prosegue Ivan Norscia – ciò che influenza il contagio è la qualità della relazione che lega chi sbadiglia e chi ‘riceve’. È più probabile che una persona ‘ricambi’ se ad aver sbadigliato è una persona amata. Lo studio rivela un trend preciso: il contagio è massimo tra familiari o coppie e diminuisce progressivamente tra amici, conoscenti e sconosciuti, in cui è minimo.
Anche la latenza di risposta, cioè il tempo di reazione, è minore in familiari, amanti e amici rispetto a conoscenti o sconosciuti”.

“Lo sbadiglio spontaneo, non sollecitato da altri sbadigli, è un comportamento evolutivamente molto antico, presente già nei pesci ossei che popolano il nostro pianeta da almeno 200 milioni di anni. A seconda del gruppo animale nel quale si ritrova, può indicare stress, noia, stanchezza o segnalare un cambio di attività, ad esempio dal sonno alla veglia e viceversa”, spiega Elisabetta Palagi, dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istc-Cnr. “Lo sbadiglio ‘contagioso’ è un fenomeno completamente diverso, più ‘moderno’, dimostrato finora solo in alcune scimmie (scimpanzè e babbuini gelada) e nell’uomo e ipotizzato anche per animali con capacità cognitive e affettive sviluppate come il cane. Nell’essere umano normalmente lo sbadiglio può essere evocato da un altro sbadiglio entro cinque minuti”.

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