Friday, 27 Nov 2020

Aderenza ai medicinali, cosa succede se non li prendo all’ora giusta?

Aderenza

Aderenza terapeutica è il termine con cui i medici indicano se il paziente prende con regolarità le medicine prescritte.

Secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità, l’aderenza si definisce come il grado di corrispondenza del comportamento di un soggetto (assumere un farmaco, seguire una dieta, e/o modificare il proprio stile di vita) a quanto concordato con il medico. Nei Paesi industrializzati l’aderenza ai trattamenti da parte di pazienti con patologie croniche si attesta al 50%, ed è ancora minore nei Paesi in via di sviluppo.

Come commentato al 4° Congresso ONDA – ‘Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere’ dalla d.ssa Raffaella Michieli – Segretaria Nazionale SIMG, l’associazione dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie:
“L’aderenza è molto importante, soprattutto nella cura di malattie croniche, come l’osteoporosi e l’ipertensione. È chiaro che quando avete mal di pancia o una polmonite state più attenti ad assumere il farmaco per quei 2-5-7 giorni necessari. Quando invece si deve prende una terapia per una malattia cronica, per mesi ed anni, diventa molto difficile stare nelle regole stabilite con il medico. Invece è molto importante e fondamentale prendere le medicine nelle dosi e all’ora giusta nel caso di malattie come diabete, osteoporosi, broncopatie, ipertensione…”

A volte contribuiscono a far confusione e preoccupare, soprattutto i più anziani, alcune ‘fake news’. In questi giorni infatti – scrive il sito della SIMG – si sono diffuse notizie sul presunto ruolo dei farmaci per l’ipertensione quali facilitatori dell’infezione da COVID-19.
In merito la SIMG condivide la posizione, scientificamente rigorosa, espressa dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – SIIA: “Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, la suddetta relazione rappresenta solamente un’ipotesi di lavoro e di ricerca, che non deve assolutamente portare il paziente iperteso a sospendere la terapia antiipertensiva. Come tutte le ipotesi, tale presunta relazione dovrà essere sottoposta al vaglio della ricerca clinica, che la SIIA e la SIMG sosterranno con vigore e determinazione in ambito sia nazionale che internazionale…. SIIA e SIMG raccomandano comunque ai pazienti ipertesi di non modificare la terapia antipertensiva che si è dimostrata nel corso del tempo in grado di proteggere i pazienti dal rischio di gravi complicanze cardiovascolari, quali l’infarto miocardico, lo scompenso cardiaco, la morte improvvisa, l’ictus cerebrale e l’insufficienza renale”.

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SIMG

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