Sunday, 11 Apr 2021

Scompenso cardiaco: la telemedicina come “caregiver” per la donna.

Scompenso

Scompenso cardiaco e telemedicina, fondamentale per aumentare l’aderenza alle terapie e per far sì che i pazienti possano essere seguiti puntualmente.

Lo scompenso cardiaco è una condizione clinica complessa, caratterizzata dalla difficoltà da parte del cuore a svolgere adeguatamente la sua funzione di pompa. È in genere l’evoluzione finale di molte malattie cardiache; le più comuni sono l’infarto del miocardio e l’ipertensione arteriosa.

Circa la metà dei pazienti affetti da scompenso cardiaco sono di sesso femminile e la malattia è responsabile del 35% dei decessi per malattie cardiovascolari nelle donne in tutte le classi d’età.

“Oggi di cuore, nell’immaginario collettivo, non si muore più” – spiega Maria Grazia Modena, Professore ordinario di Malattie Cardiovascolari presso l’Università degli Studi e Policlinico di Modena e Reggio Emilia. “Bypass, angioplastica, stent, defibrillatori…sono tecniche che salvano molte vite umane e fanno sì che sopravviviamo a tante patologie cardiache. Ma alla fine, anche quando lo salviamo con questi mezzi, il cuore fa fatica a pompare. Allora si ricade nel grande bacino dello scompenso, che porta a ricoverare pazienti per lo più anziani con fatica respiratoria, gambe gonfie e terapie difficile da mantenere. E qui interviene la telemedicina”.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Telemedicina letteralmente significa ‘guarigione a distanza’ ed indica l’uso delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione per migliorare gli esiti di salute dei pazienti, aumentando l’accesso alle cure e alle informazioni mediche. Ciò che qualifica la Telemedicina è pertanto il prefisso ‘tele’, ovvero la distanza dall’operatore sanitario che eroga la prestazione, indipendentemente dalla tecnologia con cui si realizza il contatto.

“La telemedicina è fondamentale per aumentare l’aderenza alle terapie, perché una volta a casa i pazienti possono essere seguiti con sensori particolari, che misurano la pressione, la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la temperatura. I malati saranno così richiamati in ospedale solo per le visite al momento opportuno.

La donna – chiude la professoressa Modena, relatrice del recente Congresso di Fondazione ONDA – ‘Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere’ – è quella che da punto di vista sociale è più sacrificata, che si occupa prima della famiglia (‘caregiver’ in termine medico) e poi pensa a sé stessa. Allora ecco che la telemedicina può essere il suo ‘caregiver’ personale”. 

Questi sono alcuni degli aspetti evidenziati nel Libro bianco ‘La salute della donna – La sfida della denatalità’ realizzato da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie al supporto di Farmindustria.

Guarda anche:

Covid e cardiologia