Saturday, 23 Jan 2021

Colite grave. Il futuro è nel trapianto di microbiota intestinale.

Colite

Colite grave, come quella da “clostidrium difficile” che può essere mortale. Possono esserne causa gli antibiotici, alterando l’equilibrio del microbiota.

Il microbiota intestinale è costituito da miliardi di microrganismi quali batteri, virus, miceti che vivono nel nostro intestino creando una ‘collaborazione’ efficace in modo da mantenere un equilibrio e regolare funzioni come la digestione, la produzione di vitamine (in particolare la K) e la produzione di citochine per il sistema difensivo ed antinfiammatorio.

“Un esempio dell’importanza dell’equilibrio del microbiota intestinale per il nostro stato di salute – spiega il dr. Renzo Colombo, responsabile area uro-oncologica dell’Ospedale S. Raffaele di Milano – è documentato dalle ultime pubblicazioni scientifiche inerenti il cosiddetto trapianto fecale (FMT).
Pazienti che soffrono di forme di colite molto gravi, come la forma membranosa o da ‘clostridium difficile’ possono essere curati con un trapianto fecale ovvero la sostituzione di microbiota malato con microrganismi selezionati provenienti da donatori sani”. Ricordiamo che la colite da ‘clostidrium difficile’, che dipende in genere dall’assunzione prolungata di antibiotici, può essere mortale. Gli antibiotici alterano l’equilibrio del microbiota permettendo la proliferazione di batteri nocivi.
“In questi casi – conferma il dr. Colombo – la sostituzione del microbiota, trattamento ancora poco conosciuto, ha già ottenuto risultati molto positivi e probabilmente nei prossimi anni sarà riconosciuto come terapia di riferimento”.

Da un punto di vista terapeutico, recentemente, si è vista l’utilità del trapianto fecale anche in soggetti con IBD (malattia infiammatoria idiopatica intestinale) e sindrome dell’intestino irritabile, inoltre in pazienti con disordini extra-gastrointestinali, come obesità e sindrome metabolica, sclerosi multipla, ecc.

Di recente la FDA, l’organo di autorizzazione e controllo sanitario americano, ha pubblicato alcune considerazioni per contribuire a garantire la sicurezza dei pazienti. A causa del possibile rischio di infezioni, ha stabilito che sono necessarie analisi in qualsiasi ambito di utilizzo del trapianto, incluso lo screening dei donatori per escludere casi con un alto rischio di esposizione a organismi multi-farmaco-resistenti e altri agenti patogeni.

In conclusione, nel momento in cui si creano delle alterazioni nel microbiota intestinale, possono emergere varie patologie. Le ultime osservazioni scientifiche sostengono che il microbiota abbia anche un ruolo in alcuni tumori.
Commenta il dottor Colombo: “L’interesse per il microbiota sta crescendo molto, soprattutto per la correlazione con alcune patologie oncologiche. Un numero elevato di pubblicazioni scientifiche degli ultimi 3 anni sta fornendo le basi per comprendere in quale misura è possibile utilizzare le conoscenze sul microbiota intestinale per prevenire e curare meglio numerose forme tumorali”.

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