Tuesday, 29 Nov 2022

Diabete e Covid: crollo delle prestazioni sanitarie, diabete in aumento

Diabete

Diabete e pandemia, un altro binomio critico per il sistema sanitario italiano: crollano le prestazioni e aumentano i malati.

Prestazioni ridotte a causa delle strutture chiuse o dedicate ai malati di Covid-19 e paura di recarsi nei centri diabetologici stanno preoccupando gli specialisti che seguono le persone con diabete. Il rischio è che la mancanza di assistenza peggiori il quadro clinico dei malati.

Il diabete è in continua crescita in tutti i paesi europei e ciò risulta evidente anche in Italia. Istat stima che dal 2000 al 2019 le persone con diabete siano aumentate di circa il 60 per cento, dal 3,8% al 5,8%, ovvero toccando oltre 3 milioni e mezzo di persone. Lo documenta la quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, che fornisce una fotografia della situazione sanitaria in atto in Italia e nelle Regioni Italiane. Questo incremento – peggiorato nel corso della pandemia – è spiegabile con vari motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, l’obesità e in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari.

L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma non è omogenea su tutto il territorio. In particolare, rispetto al 2000 è aumentato maggiormente nelle regioni del Nord e del Centro (escluso il Lazio). Per il Mezzogiorno fa eccezione la Sicilia che passa dal 4,4% nel 2000 al 6,9% nel 2019. Le differenze regionali si mantengono particolarmente elevate nella popolazione anziana, oltre 15 punti percentuali la distanza tra Bolzano e la Calabria, dove la quota di anziani con diabete supera il 25% e il tasso di mortalità per diabete è superiore alla media nazionale.
Commenta il prof. Domenico Cucinotta, Coordinatore e Editor dell’Italian Diabetes Barometer Report: “questi dati indicano come ci sia ancora troppa disparità nell’accesso alle cure e ai trattamenti tra le varie Regioni italiane, ma anche tra le singole province di una stessa regione, finendo per fornire un quadro non accettabile all’interno di un Servizio Sanitario Nazionale universalistico”.

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