Sunday, 11 Apr 2021

Spondilite Anchilosante: dolore e rigidità invalidante

Spondilite Anchilosante

Spondilite anchilosante, la diagnosi avviene dopo 3 anni per il 60% dei malati. ANMAR chiede di favorire interventi terapeutici tempestivi.

“Sono più di 40mila le persone colpite da Spondilite Anchilosante in Italia” – racconta il prof. Mauro Galeazzi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio CAPIRE e Presidente Emerito della SIR Società Italiana di Reumatologia. “È una delle oltre 150 malattie reumatiche di cui si occupa il reumatologo e, a differenza dell’artrite reumatoide, colpisce soprattutto gli uomini dopo i 25 anni e determina un progressivo irrigidimento della colonna vertebrale. Si manifesta attraverso forti dolori e può rendere impossibile flettere la colonna vertebrale. Contro la spondilite anchilosante esistono trattamenti molto efficaci seppur non risolutivi. Viene però diagnosticata con ritardi inaccettabili che fanno perdere l’opportunità di accedere a cure che ottengono il massimo del risultato solo se iniziate molto precocemente. In Italia i pazienti colpiti da spondilite anchilosante attendono ancora troppo tempo per ricevere una diagnosi corretta. Il 60% dei malati ha dovuto aspettare più di tre anni dalla comparsa dei primi sintomi evidenti”.

Lo specialista reumatologo viene coinvolto mediamente troppo tardi nel processo diagnostico. Da un sondaggio ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e dell’Osservatorio CAPIRE emerge, inoltre, come la metà dei pazienti non sia soddisfatta della terapia farmacologica che sta assumendo; al tempo stesso solo uno su tre ritiene efficace la gestione farmacologica del dolore.
Per garantire migliori condizioni di vita ai pazienti bisogna favorire interventi terapeutici tempestivi. Fondamentale il ruolo del medico di Medicina Generale che viene interpellato, alla comparsa dei sintomi iniziali, nel 45% dei casi. Rafforzando la collaborazione tra questi professionisti e gli specialisti reumatologi si possono aumentare le diagnosi precoci, prevenire le disabilità dei malati e, di conseguenza, ridurre i costi sociali diretti e indiretti della malattia.

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