Thursday, 24 Jun 2021

Emofilia. Per un malato è possibile praticare sport?

Emofilia

Emofilia: malattia emorragica rara e congenita. Si pensa erroneamente che gli emofilici non possano fare sport.

L’emofilia è una malattia rara di origine genetica. A causa di un deficit di alcune proteine del sangue che permettono la coagulazione, gli emofilici subiscono facilmente emorragie esterne ed interne, più o meno gravi.

Oggi, l’emofilia viene trattata in modo da permettere ai pazienti una vita normale. Gli attuali trattamenti non solo salvano la vita dei pazienti ma ne migliorano enormemente la qualità, riducendo al minimo il dolore, l’immobilità e limitando i problemi a scuola, nel lavoro e nella vita sociale di ogni giorno.

 

Ma qual è il punto di vista dei medici coinvolti nella gestione di questa patologia, in particolare sull’attività sportiva?

Un’indagine sul territorio regionale pugliese, ideata da CSL Behring e condotta da Doxapharma con la supervisione scientifica del Centro Emofilia Pediatrico del Policlinico-Giovanni XXIII di Bari, ha evidenziato una carenza di protocolli e Linee Guida non ben definite sulla pratica dello sport nel soggetto con emofilia. Vi sono ‘barriere’ nell’accesso alla pratica sportiva per una carente o inefficace comunicazione, da parte dei medici, sulle possibilità concrete dell’attività sportiva nei soggetti con emofilia e per i timori dei pazienti/caregiver sull’incolumità fisica. Dall’indagine emerge, inoltre, l’accordo tra tutti i medici che la sana attività fisica fa bene alle ‘articolazioni’ degli emofilici, a tal punto che in futuro si possa prevedere una vera e propria ‘prescrizione’ dell’esercizio fisico.

 

“Certo la pratica sportiva deve prevedere una attenta valutazione da parte del medico – precisa il dr. Giuseppe Lassandro, Dirigente Medico del Centro Emofilia Pediatrico del Policlinico-Giovanni XXIII Bari – che tenga conto della gravità della malattia e della scelta dello sport”.

È necessario scardinare alcune idee infondate, come il fatto che lo sport possa provocare una riacutizzazione della malattia. Basta praticare una attività moderata, avere una adeguata preparazione e seguire le terapie. Dovrebbero esserci delle sinergie tra Ematologo, Medico di Medicina Generale e Medico dello Sport e protocolli istituzionali condivisi. Esiste infatti il timore di eventi emorragici non prevedibili a causa della scarsa conoscenza dell’emofilia da parte di alcuni sanitari.

 

Tra gli sport consigliati la fa da padrone il nuoto, indicato come ideale dal 67% degli Ematologi e caldeggiato dal 93% dei Medici dello Sport. Seguono le discipline dell’atletica leggera, gli sport di racchetta (tennis, badminton, ping-pong) e la scherma. Dall’indagine si sconsigliano gli sport di ‘contatto’ (pugilato, arti marziali, calcio, pallacanestro, rugby, automobilismo e motociclismo).

Il Progetto Emofit, attraverso uno sportello digitale, permette agli utenti di rivolgere domande su ‘Emofilia e/o Sport’ agli esperti.

 

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Buzzi
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