Thursday, 24 Jun 2021

Obesità: ma quando sarà considerata una malattia cronica?!

Obesità

Obesità: quinta causa di morte più frequente al mondo. Ma in Italia non è ancora considerata una malattia cronica.

L’obesità nel nostro Paese non è inserita nella lista delle malattie croniche. “Le prestazioni riguardanti l’obesità non sono inserite nei livelli essenziali di assistenza, non esiste una rete nazionale di cura e non esiste un Piano Nazionale: è il momento di cambiare nella lotta all’obesità” – esorta il prof. Luca Busetto, Presidente della SIO – Società Italiana dell’Obesità.

 

Secondo le stime Istat, in Italia il numero di persone in sovrappeso e con obesità aumenta al crescere dell’età, tanto che se l’eccesso di peso riguarda 1 minore su 4, la quota quasi raddoppia tra gli adulti raggiungendo il 46,1% tra le persone di 18 anni e oltre, arrivando al picco tra i 65-74 anni, con una prevalenza del 61,1%. I tassi di obesità del nostro Paese avranno un impatto sul futuro di molte persone e sul nostro Sistema Nazionale Sanitario.

 

L’obesità è la quinta causa di morte più frequente al mondo, associata a patologie gravi come diabete tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, almeno 12 tipi di cancro, malattie epatiche e respiratorie.

L’obesità è anche una malattia dalle forti implicazioni sociali perché spesso associata a uno stigma, che porta le persone che ne sono affette a essere discriminate nei rapporti sociali, nella vita scolastica e lavorativa e addirittura bullizzate e ridicolizzate a causa del loro peso corporeo, con importanti ripercussioni fisiche e psicologiche. Utilizzare il termine ‘malattia’ – oltre a portare importanti implicazioni per le cure, i trattamenti e lo sviluppo di nuove direttive politiche – potrebbe contribuire a ridurre la disapprovazione sociale e gli episodi di discriminazione verso chi ne è affetto.

 

“Nell’ultimo anno è anche emerso – aggiunge il prof. Busetto – che le persone in sovrappeso o che convivono con l’obesità e contraggono il Coronavirus hanno maggiori probabilità di essere ricoverate in ospedale, in un’unità di terapia intensiva e, purtroppo, di morire di Covid-19 rispetto alle persone normopeso”.

 

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