Thursday, 22 Oct 2020

I pazienti reumatici e la fase 2 della pandemia da COVID-19

reumatologia

È pronto da qualche settimana il Registro Coronavirus e Malattie Reumatologiche, della Società Italiana di Reumatologia (SIR). Il progetto vuole monitorare la potenza della pandemia di COVID-19 sui pazienti affetti da malattie reumatiche, considerata una categoria a rischio.

Il Registro Coronavirus e Malattie Reumatologiche, finalizzato a raccogliere dati su possibili contagi, in pazienti a rischio. “Un Registro conseguito grazie alla SIR, spiega il prof. Luigi Sinigaglia – Presidente della Società Italiana di Reumatologia – e primo al mondo creato proprio nel corso della pandemia con finalità importanti, prima tra tutte quella di comprendere se i pazienti portatori di malattie croniche reumatologiche, siano maggiormente esposti al contagio e se i farmaci da loro utilizzati nel tempo, possano avere un effetto protettivo sull’ infezione.

Molti trattamenti che si somministrano per le malattie reumatologiche” – conferma il professore – “possono infatti essere molto utili nella terapia delle infezioni virali e nella polmonite indotta da Covid -19”. Al registro partecipano 1200 reumatologi su territorio nazionale, specialisti che hanno contribuito a raccogliere un numero considerevole di dati. A fine aprile sono stati centocinquanta i pazienti farmacologici che hanno contratto la malattia virale, tra questi moltissime donne.

La patologia più frequente tra quelle infiammatorie croniche è sicuramente l’artrite reumatoide, con un’infezione contratta in età relativamente giovane (tra i 45 e 55 anni). “Circa i farmaci” – conclude il professore, “non sembra emergere una responsabilità specifica dalle terapie immunosoppressive, come nel caso di quelli biotecnologici, considerato l’importante numero di pazienti che nonostante facesse uso di idrossiclorochina abitualmente usato in reumatologia, ha contratto il virus”.

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