Thursday, 23 Sep 2021

Angioplastica coronarica: i benefici del pallone medicato

angioplastica

Angioplastica coronarica, che salva molte vite umane. Oltre 150mila persone all’anno, spesso colpite da infarto improvviso.

L’angioplastica è una procedura che serve ad aprire, dilatare un vaso sanguigno ostruito affinché il sangue possa riprendere a circolare.
Causa di questa ostruzione: ipertensione, colesterolo alto, diabete, spesso la familiarità, vale a dire avere avuto altri casi in famiglia, angina instabile o infarto. E non dimentichiamo il fumo.

In Italia ogni anno si eseguono circa 150mila procedure di angioplastica: in media ci sono circa 400 interventi al giorno, a cui vengono sottoposti malati che mostrano segni di sofferenza cardiaca o evidenziano già una situazione acuta e quindi un infarto del miocardio in corso. Come si interviene?
Si entra nell’arteria con un piccolo palloncino, lo si posiziona in corrispondenza del restringimento (stenosi) e dunque lo si gonfia, in modo da riaprire l’arteria. Contestualmente si inserisce uno stent di metallo: una microprotesi che serve a mantenere aperto il vaso.

Negli anni la tecnica si è evoluta costantemente e oggi l’angioplastica è una procedura collaudata ed efficace anche a lungo termine, oltre che a bassissimo rischio. “La novità di questi ultimi anni è che al posto dello stent si può inserire il cosiddetto pallone ‘medicato’ a base di farmaci antiproliferativi” – spiega il dr. Bernardo Cortese, Direttore di Cardiologia presso la Clinica San Carlo di Paderno Dugnano (Mi) e Presidente del Comitato Scientifico della ‘Fondazione Ricerca e Innovazione Cardiovascolare’ (RIC).
Questo device ha una serie di vantaggi. Ad esempio, previene la successiva riocclusione dell’arteria, un’evenienza che si manifesta nel 20-60% dei pazienti. La probabilità di restenosi, ovvero di chiusura successiva dell’arteria, con il pallone medicato scende al 5-20%. La sua efficacia è paragonabile a quella dell’angioplastica con stent ma, siccome nell’arteria non rimane nessuna protesi, il pericolo di occlusioni acute successive è minore. Il farmaco rilasciato dal pallone resta dove serve per settimane e mesi, senza però che nel vaso permanga alcun ‘corpo estraneo’.

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